Storie di italiani che tornano a casa – Davide Grossi

Lasciare Miami ✈️ per tornare a Milano 🇮🇹.

Tu lo faresti?

Lui si. Perché andarsene dall’Italia non è sempre una fuga.

Anzi, per molti è parte di un percorso. Che magari ti porta a capire che nessun luogo è perfetto.

E che – alla fine – prendere in mano la propria vita è ciò che conta davvero. Decidere per sé, provarci, sia che si decida di restare che di tornare.

Una bellissima intervista quella con Davide Grossi.

🎙️Episodio #23 di ‘Storie di italiani che tornano a casa

Dopo la laurea in Economia Aziendale all’Università Bocconi e un’esperienza accademica negli Stati Uniti alla Tulane University di New Orleans 🇺🇸, Davide lancia la sua carriera nel marketing entrando in HAVAS DIGITAL, agenzia di comunicazione e pubblicità, dove si specializza nella promozione online delle aziende attraverso motori di ricerca e campagne digitali.

Negli anni successivi continua a crescere nel mondo delle agenzie media a Milano: prima in Mindshare e poi in Ogilvy, dove coordina progetti digitali per diversi brand.

Nel 2013 decide di trasferirsi negli Stati Uniti 🇺🇸, accettando un’offerta da MEC a Miami, dove lavora per quasi cinque anni. Qui segue importanti progetti per marchi internazionali nei settori del turismo, moda, beauty e tecnologia.

Dopo oltre cinque anni all’estero, nel 2018 rientra in Italia 🇮🇹, richiamato da Vodafone per guidare la trasformazione digitale del marketing. Dal 2021 entra in LG Electronics Italia, dove si occupa prima di innovazione digitale e, dal 2023, guida tutta l’area marketing nel ruolo di Marketing & Digital Transformation Director.

Abbiamo chiesto a Davide com’è stato il suo trasferimento in Italia:

❤️ Dicci una cosa che ti ha sorpreso in positivo? Più che sorpreso, ho avuto una conferma. Uno dei principali motivi per rientrare era ritrovare una serie di cose che in Europa e ancora più in Italia abbondano, ma che spesso diamo per scontato finché siamo qui: la storia, la tradizione ma soprattutto la bellezza. Paesaggi, arte, monumenti, edifici storici. La cultura in generale è qualcosa a cui si fa poco caso finché non sei in un ambiente in cui non la senti più così presente e diffusa. E poi nel mio caso specifico mi ha sorpreso molto in positivo il cambio di approccio alla socialità di Milano, che ha (ri)scoperto gli spazi esterni, e dove ora trovi tantissimi spazi di aggregazione in piazze, parchi, vie della città.

🌍 C’è qualcosa che ti manca dall’estero? Si, negli Stati Uniti si sente molto quella sensazione di poter fare la differenza, di poter costruire qualcosa se lo si vuole. Le persone hanno un mindset diverso, se qualcosa non funziona si aspettano che qualcuno la sistemi, ma se non lo fanno gli altri allora provano a farlo loro. Quel tipo di mentalità del costruire e del fare che è stata la nostra grande forza per tanti anni, ora la vedo meno da noi, c’è un po’ più di rassegnazione, ma credo che il vento stia cambiando. Chi torna di solito fa anche questo, prova a dare uno stimolo (e forse una speranza) in più a chi sente di non avere alternative e finisce con il criticare tutto senza però provare a cambiare le cose. Abbiamo un potenziale enorme, dobbiamo investirci tutti di più per far cambiare le cose.

💡Una cosa che hai imparato o un suggerimento che daresti? Una cosa che ho imparato è che andare via va benissimo, anzi secondo me è raccomandabile. Perché ti permette di vedere le cose da una prospettiva diversa, più distaccata. Bisogna però poi avere la lucidità di fare le giuste valutazioni e capire quali sono stati i motivi che ci hanno spinto a lasciare l’Italia, e se siano in qualche modo superabili, ora che li vediamo da lontano. A quel punto si mettono sulla bilancia pro e contro e si prendono delle decisioni. L’importante è sempre essere consapevoli delle proprie scelte, sia che si decida di tornare o di restare, la cosa fondamentale è che la motivazione non sia basata su bias pregressi, ma su dati oggettivi e aggiornati. E’ sbagliato dal mio punto di vista dire non torno perché “non c’è lavoro” o perché “non mi pagherebbero quello che mi pagano qui” se poi non si è nemmeno tentato. In questo modo si subisce un po’ una scelta, anziché farla propria.

Grazie a Davide per esserti raccontato a Pietro! 🚀

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