“Il rientro non è un semplice ritorno. È una nuova partenza.”
Dopo aver vissuto e lavorato tra Bologna, Roma, Milano, Lettonia e Dublino, Flavia sceglie di tornare a Pescara con un’idea forte: ripensare il modo in cui lavoriamo, collaboriamo e facciamo crescere le organizzazioni.
All’estero ha imparato quanto apertura, curiosità e collaborazione siano leve fondamentali per creare valore. Quando è tornata in Italia, ha scelto di non “riprendere da dove aveva lasciato” ma di portare con sé ciò che aveva imparato costruendo nuovi spazi, reti e modelli di lavoro più umani e sostenibili.
Episodio #51 di ‘Storie di italiani che tornano a casa
Nata e cresciuta a Pescara, in Abruzzo, **Flavia Ricci** inizia il suo percorso universitario prima a Bologna, dove studia Sociologia, poi a Roma per specializzarsi in Marketing – con un anno di exchange in Lettonia – e infine a Milano, dove consegue un master in Digital Marketing. Queste esperienze pongono le basi del suo sviluppo professionale e anche della sua attitudine al cambiamento, alla formazione continua e all’adattabilità.
Dopo le prime esperienze in startup e progetti digital tra Roma e Milano, nel 2016 Flavia inizia un nuovo capitolo “tech” che durerà sette anni: entra in **Meta** come parte del team marketing italiano per supportare le strategie di go-to-market e dopo qualche anno approda a Dublino nel team Global Sales, dove affianca brand e aziende internazionali nello sviluppo di strategie media e advertising.
È un periodo di crescita profonda, che le insegna quanto il talento e la collaborazione siano la vera leva strategica per far crescere davvero un’organizzazione.
Ed è anche da questa esperienza a Dublino che nasce la volontà forte di ripensare il modo in cui lavoriamo: creando modelli più fluidi, collaborativi e centrati sul valore delle persone.
Oggi, che è tornata nella sua Pescara, Flavia lavora per costruire modi di lavorare in cui il talento e le competenze sono davvero al centro. Lo fa con Cosmico, connettendo aziende con i professionisti di cui hanno bisogno, e con Matcha Space, progetto co-fondato nel 2024 che si propone come spazio per i professionisti del digitale e del tech, in cui costruire una carriera con consapevolezza e intenzione.
Abbiamo chiesto a Flavia com’è stato il suo rientro.
❤️ Dicci una cosa che ti ha sorpreso in positivo del tuo rientro.
Mi ha colpito vedere quanto il Paese stia cambiando, anche se in modo più lento e silenzioso rispetto ad altri contesti. Sempre più persone scelgono di rientrare, spesso anche al Sud, con una mentalità aperta e il desiderio di costruire nuove opportunità qui.
C’è una generazione di professionisti e imprenditori che, passo dopo passo, sta riscrivendo le regole del mondo del lavoro. In Abruzzo, dove ho scelto di tornare a vivere, spero si impari sempre di più a fare rete, condividere visioni e creare valore insieme. Credo che l’innovazione possa prendere una forma concreta solo dove c’è spazio per collaborare.
🌍 C’è qualcosa che ti manca dall’estero?
Mi manca l’apertura e la curiosità verso gli altri che si respira all’estero: quella naturale propensione a connettersi, a condividere esperienze e a lasciarsi contaminare da prospettive nuove. È un attitudine che ti arricchisce ogni giorno, anche nelle piccole cose. Ogni incontro può trasformarsi in uno spunto, un’amicizia o un’opportunità. In Italia, invece, siamo spesso più chiusi nelle nostre cerchie: preferiamo la sicurezza del conosciuto alla sorpresa di una connessione nuova, che a volte interpretiamo più come una minaccia che come un’opportunità.
💡 Una cosa che hai imparato o un suggerimento che daresti a chi sta pensando di tornare.
Accettare che il rientro non è un semplice ritorno, ma una nuova partenza. Non tornare per riprendere da dove avevi lasciato, ma per portare con te ciò che hai imparato altrove: l’apertura, la curiosità, l’energia del cambiamento. Il rientro è un atto di costruzione, non solo di nostalgia. È la possibilità di contribuire a far crescere un Paese che ha bisogno di nuovi modelli, nuove idee e persone che abbiano il coraggio di mettersi in gioco.
💩 Hai incontrato una difficoltà inaspettata nel rientro? Come l’hai affrontata?
La difficoltà più grande è stata trovare contesti professionali con la stessa apertura e mentalità collaborativa che avevo conosciuto all’estero. In Italia spesso si tende a lavorare in silos, a difendere il proprio spazio più che a crearne di nuovi insieme. L’ho affrontata facendo rete: cercando persone affini, creando connessioni e progetti che mettessero al centro la collaborazione e la condivisione di valore.
🤝 Che tipo di supporto avresti voluto trovare al tuo rientro?
Mi sarebbe piaciuto trovare una community di “ritornati”, persone con esperienze internazionali ma con il desiderio comune di costruire qui. All’estero le reti di supporto e collaborazione nascono spontaneamente; in Italia bisogna ancora coltivarle. Avere un luogo dove condividere visioni, collaborare e sentirsi parte di qualcosa avrebbe fatto la differenza (grazie Pietro, per averlo creato!).
Grazie Flavia per esserti raccontata a Pietro!