Storie di italiani che tornano a casa – Giuseppe Marzilli

Cosa si scopre quando si torna, ma non è stata la meta a chiamarti? 

Giuseppe, livornese, ha viaggiato per lavoro per molti anni, scoprendo che il mondo è molto diverso da come lo vediamo da casa. 

Poi un giorno arriva una chiamata e si trasferisce a Roma, non per un desiderio personale ma per un passo professionale importante.
 

🌍 C’è qualcosa che ti manca della tua vita all’estero?

Mi mancano la poca diffusione della mentalità del ‘furbo’ e i mezzi di trasporto pubblici.

Ho vissuto sei anni in Francia e due cose mi hanno colpito: lì, la ‘cosa pubblica’ è di tutti, poi del singolo. In Italia sembra il contrario.

La seconda cosa sono i mezzi pubblici: il confronto tra Parigi, Londra, Bruxelles, Madrid o altre capitali europee e Roma, dove vivo, è impietoso. Quando sono arrivato, pensavo che il problema fosse solo la maleducazione del passeggero italiano e lo sperpero di soldi pubblici. Dopo sei anni a Roma ho capito che, oltre a queste cause, Roma è forse la città più difficile al mondo da gestire dal punto di vista dei trasporti.

In poche parole, non credo che Roma, se fosse in Francia o nel Regno Unito, avrebbe i mezzi di trasporto di Parigi o Londra. Forse sarebbe meglio, ma non così tanto.


💡 Una cosa che hai imparato o un suggerimento che daresti a chi sta pensando di tornare.

Consiglio di capire cosa è importante per il proprio equilibrio personale. Ogni città, ogni luogo ha pro e contro. Per la mia esperienza, questi sono personali e soggettivi. Quindi, più che la destinazione in sé, suggerisco di capire se il luogo scelto permette una vita che risponde ai propri ‘pro’.


💩 Hai incontrato una difficoltà inaspettata nel rientro? Come l’hai affrontata?

La difficoltà maggiore l’ha avuta mia moglie. Io sono rientrato perché avevo un’offerta lavorativa definita e migliore rispetto alla situazione che avevo all’estero. Mia moglie ha lasciato il lavoro in Francia e ha dovuto cercarne uno in Italia una volta arrivata.

La ricerca, complicata dalla pandemia Covid, non è stata semplice. Da persona vicina, mi sono reso conto che gli uffici di collocamento italiani sono indietro rispetto a quelli di altri Paesi europei. Il mercato è distaccato dalla realtà e gli uffici, almeno nella nostra esperienza, sono gestiti in modo approssimativo.

Quando siamo arrivati in Francia, la situazione di partenza era la stessa. L’esperienza però è stata migliore: vieni seguito passo dopo passo, ti propongono opportunità in linea con le tue competenze e con stipendi adeguati alla responsabilità.

Per spiegarmi meglio: in Italia le opportunità non mancano, mia moglie ha trovato un lavoro adeguato. Ma il collegamento tra queste opportunità e chi le cerca non è strutturato e ottimizzato come in altri Paesi.


🤝 Che tipo di supporto avresti voluto trovare tornando in Italia?

Una ‘to do list’ per i neo-arrivati, con le cose fondamentali da sbrigare a livello burocratico e più più supporto per l’inserimento dei familiari nel mondo del lavoro.


Grazie Giuseppe per esserti raccontato a Pietro!

🎙️Episodio #56 di ‘Storie di italiani che tornano a casa

Giuseppe Marzilli nasce e cresce a Livorno e, dopo la laurea in Ingegneria delle telecomunicazioni presso l’Università di Pisa, inizia una carriera nelle comunicazioni satellitari che lo porta presto fuori dall’Italia.
 
Tra il 2010 e il 2013 vive in Afghanistan, lavorando come NOC Operator e IT Engineer per ICLoS – esperienza che gli fa conoscere le molte sfaccettature del Medio Oriente e della sua cultura.
 
Si trasferisce poi a Parigi, dove lavora come Pre-Sales Engineer e successivamente come Telecom Operator Manager per Eutelsat, uno dei tre maggiori operatori satellitari al mondo. Per i sei anni successivi viaggia moltissimo per lavoro, specialmente in Europa e in Africa sub-sahariana, seguendo progetti internazionali e lavorando sul prodotto a stretto contatto con i clienti, il commerciale e il marketing.
 
La sua esperienza viene notata da Telespazio, azienda parte di Leonardo, che lo chiama in Italia per un ruolo da Sales Manager.
 
Pur non avendo pianificato un possibile ritorno, Giuseppe coglie l’occasione e si trasferisce a Roma, dove oggi lavora come Head of Trans-National Coordination.
 
Abbiamo chiesto a Giuseppe di raccontarci com’è stato il suo rientro.
 
❤️ Dicci una cosa che ti ha sorpreso in positivo quando sei tornato in Italia.
 
Mi hanno sorpreso molto, e in positivo, due cose: la burocrazia e l’capitale umano. La burocrazia è un “mostro”, soprattutto rispetto ad altri Paesi europei, ma l’ho trovata più avanti di come la ricordavo.
 
Ho lasciato l’Italia nel 2010 e sono tornato nel 2019.  Al rientro, sono riuscito a fare praticamente tutto online: carta d’identità, allacci forniture, TARI, ecc. Certo, a volte i tempi sono stati lunghi, ma non sono mai dovuto andare fisicamente negli uffici. Questo mi ha fatto risparmiare tempo e stress.
 
Il capitale umano italiano, nel lavoro, non ha niente da invidiare a Paesi europei più blasonati. Tanto che nella mia azienda il livello di competenze medio è molto più alto di quello che ho trovato in quasi dieci anni all’estero.
 

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