Storie di italiani che tornano a casa – Ilaria Colasanti

Dall’American University of Rome all’Australia, poi due anni in UK: per Ilaria Colasanti la mobilità non è un capitolo, ma il filo rosso di tutta la sua vita professionale.

All’estero cerca un ambiente più dinamico, meritocratico e vicino alla formazione internazionale con cui è cresciuta, e lo trova.

Quando però la vita in UK diventa troppo pesante, sceglie di rientrare in Italia con un obiettivo chiaro: tornare a fare Marketing e lavorare per avere un impatto tangibile. 🚀

Oggi Ilaria vive a Roma, è consulente marketing freelance per clienti italiani e internazionali, e ci racconta cosa l’ha sorpresa tornando, cosa le manca e quali consigli darebbe a chi sta pensando di rientrare.

🎙️Episodio #49 di ‘Storie di italiani che tornano a casa

Ilaria studia all’Università Americana a Roma e, dopo la laurea in Business Administration, decide di fare un gap year in Australia. Arriva a Perh e trova lavoro in un’agenzia di marketing – anche se per arrotondare fa la cameriera in un ristorante italiano. Resta in Australia fino alla scadenza del visto, dopodiché si trasferisce in UK dove resta per due anni, lavorando in operations, sales, nel settore automotive e proptech.

Stanca della vita in UK e con il desiderio di lavorare in una startup per poter avere un impatto più concreto, rientra in Italia e cerca un lavoro che fosse tra il sales e marketing.

Lo trova prima in Codemotion, dove si occupa prima di digital e poi di content marketing, contribuendo a creare la community di +700 professionisti HR; poi in BeSafe Group, dove per alcuni anni guida gli eventi, il content marketing e le PR.

Oggi vive a Roma ed è consulente marketing freelance per diversi clienti italiani e internazionali.

Abbiamo chiesto a Ilaria com’è stato il suo rientro.

❤️ Dicci una cosa che ti ha sorpreso in positivo del tornare a casa.

Il rapporto che noi italiani abbiamo con i colleghi. Mi sono resa conto che mi mancava l’interesse genuino a creare relazioni che andassero oltre l’opportunismo. In UK l’etica lavorativa è molto impegnativa: da una parte premia la produttività, ma dall’altra tende a rendere tutti molto competitivi.

🌍 C’è qualcosa che ti manca dall’estero?

Il mindset lavorativo: flessibile, lean, strategico che va oltre l’apparenza e premia la meritocrazia.

💡 Una cosa che hai imparato o un suggerimento che daresti a chi sta pensando di tornare.

Rifletti su quello che ti manca nella vita e quanto pesa sulla tua ambizione. Se una persona è molto career-driven, molto spesso si dimentica davvero cosa sia importante per sé, quali sono i valori che guidano la propria vita. Io sono stata costretta a tornare per una brutta depressione dovuta al burnout proprio perché ero partita esclusivamente con l’idea che l’Italia non avesse nulla per me, e io non fossi fatta per rimanerci.

Non mi sento di dire che se tornassi indietro non lo rifarei, anzi, lo rifarei eccome ma con un attitudine diversa, mirata davvero a una crescita professionale sostenibile e non basata esclusivamente sui soldi e il “titolo”.

💩 Hai incontrato una difficoltà inaspettata nel rientro? Come l’hai affrontata?

Mi sono resa conto che non avevo network e ho tardato troppo nell’iniziare a costruirmelo. Me lo sono costruito a fatica (e un po’ per caso) grazie a consulenti nell’ambito marketing che gravitavano intorno alle aziende nelle quali ho lavorato qui in Italia.

Sono state poi quelle stesse conoscenze ad aiutarmi a trovare lavoro, e ancora oggi sono una fonte importantissima di stimoli. La rete conta tantissimo.

🤝 Che tipo di supporto avresti voluto trovare al tuo rientro?

Se avessi avuto l’opportunità di avere il supporto di un coach sarebbe stato bellissimo, ma forse non sarei stata così consapevole da rendermi conto di averne bisogno.

Grazie Ilaria per esserti raccontata a Pietro!

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