“Ci sono rientri dettati dal cuore, altri dalla carriera. Il mio, alla fine, è stato dettato da entrambi.”
Dopo un dottorato a Bologna, Claudio Gambella decide di trasferirsi in Irlanda per un lavoro da ricercatore. Quella che doveva essere una parentesi si trasforma in 5 anni intensi di crescita professionale, stimoli continui e una comunità internazionale in cui è facile incontrare persone con storie diversissime.
Eppure, qualcosa rimane in Italia: la famiglia, il bisogno di luce, la voglia di una socialità più spontanea di quella che ruota intorno ai pub irlandesi.
Oggi Claudio vive a Bologna, dove lavora da remoto per un’azienda dall’ambiente altamente internazionale.
Episodio #48 di ‘Storie di italiani che tornano a casa
Claudio studia a Bologna e, dopo la laurea magistrale in Matematica Applicata e il dottorato in Ricerca Operativa nella scuola di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Bologna, decide di guardare all’estero per iniziare una carriera al di fuori dell’ambito accademico. Un desiderio nato anche dall’esperienza molto positiva di un breve tirocinio fatto a Dublino durante l’ultimo anno di dottorato, presso l’IBM Research Ireland.
Un anno dopo la fine del tirocinio si apre una posizione da ricercatore nello stesso gruppo in cui Claudio aveva già lavorato, così non ci pensa più di tanto: si candida, viene preso e si trasferisce in Irlanda, con la certezza di conoscere bene il lavoro e come ri-ambientarsi in città.
Il ruolo verteva in effetti ancora sulle sue competenze tecniche di Ottimizzazione Matematica, ma una componente fondamentale del voler risolvere problemi decisionali in ambito applicato è quella di imparare continuamente nuove tecniche risolutive, per migliorare le soluzioni da proporre ai clienti, o per scoprire nuovi approcci che possono essere pubblicati in riviste scientifiche. Quindi quegli anni non sono un restare nella comfort zone, ma l’essere esposto continuamente a stimoli nuovi. 💡
L’ambiente dell’azienda è molto formativo e interessante: in pausa pranzo o al caffè ci si scambia idee di ricerca con persone di formazione complementare alla mia per ispirarsi a vicenda e ci si confronta continuamente. Dublino lo arricchiesce anche a livello umano: è facilissimo conoscere persone di culture diverse, ciascuna con una storia e una motivazione diversa per fare un’esperienza in Irlanda.
Nel frattempo, però, il legame con l’Italia non accenna a diminuire. Claudio usa buona parte dei suoi giorni di ferie per visitare la sua famiglia in Italia, fantastica di vedere il sole per più di qualche settimana l’anno e sente un bisogno di socialità al di fuori dei pub e della musica irlandese che lo richiama sempre a casa.
I dubbi sono tanti: il lavoro è stimolante e l’ambiente è davvero internazionale.
Ma, dopo cinque anni, Claudio inizia a cercare lavoro e decide infine di trasferirsi in Italia per una posizione da Sviluppatore, su software che risolvono problemi di Ottimizzazione Matematica applicata alla Finanza. La nuova azienda, Fair Isaac Company (FICO), valorizza da anni il lavoro remoto, con il benefit di offrire ai collaboratori un ambiente molto variegato per cultura e formazione.
Claudio vive già da quattro anni a Bologna, felicemente tornato nella città che lo aveva accolto da studente e che continua a scoprire giorno dopo giorno.
Abbiamo chiesto a Claudio com’è stato il suo rientro.
❤️ Dicci una cosa che ti ha sorpreso in positivo del tuo rientro.
Due cose tra tutte. La prima è il grande spazio che ha la socialità nelle città italiane. Che si cerchino le associazioni sportive, sociali, di attivismo politico o le iniziative culturali, si troverà sempre qualcosa di affine ai propri interessi. La seconda è la qualità del sistema sanitario. Per quanto dipendente dalla Regione di residenza, dopo 5 anni in Irlanda la sanità in Italia mi sembra davvero un lusso. Il clima mediterraneo vale come terza?
🌍 C’è qualcosa che ti manca dall’estero?
La facilità di inserimento in contesti sociali di ampio respiro, con una mentalità aperta allo scambio internazionale. Però devo dire che con un po’ di tempo ho comunque trovato la mia nicchia di persone con esperienze al di fuori dell’Italia per vari motivi, dall’Erasmus a brevi periodi di lavoro.
💡 Una cosa che hai imparato o un suggerimento che daresti a chi sta pensando di tornare.
Consiglio fortemente di guardarsi dentro per avere chiare le proprie motivazioni per il rientro. Le motivazioni interne saranno sempre un punto di riferimento quando ci saranno le prime difficoltà, che possano essere relative alla ricerca del lavoro, alla burocrazia o altro. Non trovo utile confrontare le proprie motivazioni con quelle di altre persone, perché alla fine si tratta di cercare conferme rispetto a qualcosa che bisogna decidere da sé. Ogni persona ha la sua storia, i suoi obiettivi, le sue inclinazioni personali e i confronti valgono poco.
A livello pratico, consiglio invece di informarsi sull’idoneità e la modalità di accesso agli sgravi fiscali prima di iniziare il nuovo lavoro in Italia. Questo evita lunghi colloqui con commercialisti, magari in un momento in cui si ha altro a cui pensare, e soprattutto evita le attese per avere i rimborsi.
🤝 Che tipo di supporto avresti voluto trovare al tuo rientro?
La difficoltà più grossa per me è stata quella di trovare assistenza fiscale. Pochi commercialisti si intendono di redditi esteri e di rientro dall’estero, e non intendono acquisire competenze in questo campo. Per cui ho dovuto cercare molto online, e non ho trovato subito la professionista giusta per me.
Grazie Claudio per esserti raccontato a Pietro!