Storie di italiani che tornano a casa – Jacopo Toccacieli

Lasciare il Canada 🇨🇦 per avvicinarsi a casa.

Non è una scelta semplice, soprattutto se lasci un ruolo da VP in una startup che ha raccolto 10 milioni di dollari.

Ti guardi intorno, valuti le opzioni: Olanda, Belgio…

Ma alla fine scegli la Toscana. E lì, con sorpresa, scopri un’Italia diversa da quella che avevi lasciato dieci anni prima.

Punto di vista molto incoraggiante quello di Jacopo Toccacieli.

🎙️Episodio #27 di ‘Storie di italiani che tornano a casa

Dopo la laurea in Ingegneria Informatica all’Università di Bologna, Jacopo intraprende la sua prima esperienza da fuori sede proprio durante gli anni universitari. Durante la magistrale, si presenta l’opportunità di svolgere la tesi all’estero e sceglie il Canada per migliorare l’inglese e immergersi in un contesto internazionale. Si trasferisce a Ottawa, dove lavora come ricercatore presso un laboratorio della University of Ottawa.

A Ottawa collabora con diverse startup tecnologiche e, grazie alle competenze acquisite, ottiene il visto permanente come skilled worker. La sua carriera prosegue fino a ricoprire il ruolo di Vice President of Engineering in una startup canadese (Tehama).

Con l’arrivo del Covid e il desiderio di riavvicinarsi alla famiglia, sceglie di tornare in Europa. Dopo aver valutato diverse opzioni, tra cui Olanda e il Belgio, decide di rientrare in Italia, trovando un’opportunità come VP of Engineering – e poi COO – in Shippypro, startup di Firenze che si occupa di spedizioni, tracciamento e resi nell’e-commerce.

Abbiamo chiesto a Jacopo com’è stato il suo trasferimento in Italia:

❤️ Dicci una cosa che ti ha sorpreso in positivo? Quello che mi ha sorpreso maggiormente è l’ambizione che ho trovato. Quando ho lasciato l’Italia, la mentalità era più orientata alla stabilità: trovare un lavoro fisso e inserirsi in un’azienda consolidata. Al mio ritorno, invece, ho trovato una realtà molto diversa, quasi paragonabile al panorama canadese: tanta voglia di innovare, di creare qualcosa da zero, di sperimentare. Questa energia mi ha colpito positivamente. Temevo di ritrovarmi a fare lavori standardizzati, magari in grandi aziende, invece ho scoperto un ambiente molto più dinamico e orientato all’innovazione.

🌍 C’è qualcosa che ti manca dall’estero? Probabilmente la propensione al rischio. Specialmente in Nord America, ho notato una mentalità più orientata a mettersi in gioco. Ogni dipendente, indipendentemente dal ruolo, è pronto a dare il massimo, sapendo che l’esperienza lavorativa è un’alternanza di successi e fallimenti. Non si parte con il freno a mano tirato, ma si punta direttamente al 100%. Questo atteggiamento aperto verso il rischio è qualcosa che talvolta mi manca.

💡 Una cosa che hai imparato o un suggerimento che daresti? Il mio consiglio è semplice. Fate un’esperienza all’estero. Trovarsi in un contesto nuovo, fuori dalla propria comfort zone, è incredibilmente formativo. Ad esempio, nonostante conoscessi la lingua, non la padroneggiavo a pieno e mi sono trovato senza un tessuto sociale su cui contare. Questa condizione di disagio, però, è stata fondamentale per crescere. Poi un ambiente internazionale come il Canada mi ha insegnato a relazionarmi con persone di culture diverse: dai colleghi cinesi agli indiani, dai sudamericani agli europei. Quindi, il mio suggerimento è di mettersi alla prova all’estero, imparare il più possibile e, una volta rientrati, portare quel bagaglio di esperienze in Italia, per arricchire il nostro panorama lavorativo.

Grazie a Jacopo per esserti raccontato a Pietro! 🚀

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