✨️ Per più quindici anni, Alessio ha trasformato numeri in decisioni informate nel mondo della Business Intelligence.
Ma a volte, le scelte più significative non si possono ridurre ai dati.
La storia di oggi ci parla di come si affrontano le paure del ritorno e dello sgaurdo che serve per scoprire i progressi di un Paese che spesso immaginiamo fermo nel tempo.
🎙️Episodio #58 di ‘Storie di italiani che tornano a casa
Alessio Baldessarro ha sempre avuto un talento speciale per decifrare i numeri e trarne significato, un’abilità che l’ha portato lontano – letteralmente.
I primi passi professionali lo vedono a Praga, dove già nel 2010 fonda Poker University, diventando coach e redattore di contenuti didattici, e poi co-fondatore di AI Poker GTO, dove sviluppa logiche complesse basate sulla matematica della strategia GTO. Queste esperienze, all’incrocio tra statistica, analisi e gestione, gettano le basi per la sua futura carriera nel mondo dei dati.
Con il tempo, consolida la sua esperienza come Business Data Analyst, sempre a Praga, dove si occupa di garantire l’integrità dei dati, supportare i clienti e gestire database complessi, interfacciandosi con le esigenze aziendali e traducendole in output concreti. È qui che inizia a capire davvero il potere di una buona architettura dati, la base per ogni decisione consapevole.
Alessio evolve verso la consulenza in Business Intelligence, spostandosi a Zurigo e entrando in Merkle DACH come BI Consultant. Qui si focalizza sulla creazione di soluzioni end-to-end con Microsoft Fabric e Power BI, progettando sistemi robusti che non solo rispondono alle domande attuali dei clienti, ma li preparano a quelle future.
Finché un giorno, dopo oltre quindici anni di vita e carriera all’estero, Alessio sente il richiamo delle radici e il desiderio di un nuovo capitolo, che lo spingono a fare i bagagli e a rientrare in Italia. Una scelta ponderata, ma anche un salto nel buio, ricco di incertezze e di scoperte.
Abbiamo chiesto a Alessio di raccontarci com’è stato il suo rientro.
Dicci una cosa che ti ha sorpreso in positivo quando sei tornato in Italia.
Venendo dalla Svizzera, ammetto che ero un po’ terrorizzato all’idea di trovare molta arretratezza – specialmente nella gestione della Partita IVA e, ancora di più, in ambito sanitario. Invece, sono rimasto piacevolmente sorpreso.
Il sistema di gestione della Partita IVA è all’avanguardia, addirittura migliore di quelli che ho utilizzato a Praga o Zurigo. Certo, il portale dell’Agenzia delle Entrate non sarà il più intuitivo del mondo, ma permette di gestire in modo digitale e completo praticamente qualsiasi comunicazione con il fisco e con il proprio commercialista.
Lo stesso vale per la sanità: il fascicolo sanitario elettronico mi ha colpito tantissimo. La velocità con cui vengono caricati i documenti, la facilità di comunicare con i medici e la possibilità di avere sempre a disposizione il proprio storico clinico sono aspetti che non mi aspettavo affatto e che trovo estremamente efficienti.
C’è qualcosa che ti manca della tua vita all’estero?
Essendo rientrato da pochi mesi, la cosa che mi manca di più sono indubbiamente le amicizie e i rapporti umani che ho costruito in questi quindici anni all’estero. Quello è il vuoto più grande. Inizio già a percepire, inoltre, una generale sovraregolamentazione in molti ambiti: ci sono processi che vengono rallentati da complessità legislative che mi sembrano superflue e che, sinceramente, non ho incontrato altrove.
Un altro aspetto, che per ora non mi pesa eccessivamente, è la qualità dei servizi offerti da alcune aziende private, come le banche, per esempio. Ma è ancora presto per giudicare a fondo.
Una cosa che hai imparato o un suggerimento che daresti a chi sta pensando di tornare.
Il mio suggerimento è chiaro: non rimandate a un generico ‘prima o poi’, ammesso che il desiderio di tornare sia genuino. E soprattutto, non date per scontato che in Italia non funzioni nulla, perché non è affatto vero.
Il mondo del lavoro qui è sicuramente più complesso e paga meno rispetto a quanto si percepisce all’estero, ma non è affatto un ostacolo insormontabile. Piuttosto, iniziate per tempo a ragionare su come convertire la vostra attività in full remote. Costruitevi una presenza solida su LinkedIn nella vostra nicchia, seguite le figure di riferimento del settore e fatevi conoscere attivamente. Contattate aziende estere per capire quali possibilità di lavoro da remoto esistono e quali sono le cifre che girano oggi per il vostro mestiere nei vari paesi. La chiave è la proattività e l’informazione.
Hai incontrato una difficoltà inaspettata nel rientro? Come l’hai affrontata?
Dopo anni e anni di storie dell’orrore sull’Agenzia delle Entrate, il solo pensiero di dover approfondire il regime impatriati mi generava parecchia ansia. Capire se fosse applicabile, e in che modo, sia per me che per mia moglie, ha richiesto tantissimo tempo, pazienza e anche un investimento economico non indifferente: abbiamo dovuto fare diverse sessioni di consulenza tra avvocati e commercialisti prima di avere un quadro chiaro e qualche certezza su cui costruire il rientro.
L’altro grande scoglio è stato senza dubbio trovare casa. Per l’affitto, i proprietari storcevano il naso di fronte a due lavoratori in Partita IVA senza storico né garanzie italiane, ovvero senza uno stipendio pignorabile. Lato acquisto, la situazione era ancora più complessa: la maggior parte delle banche non prendeva nemmeno in considerazione l’idea di concedere un mutuo senza almeno due dichiarazioni dei redditi italiane all’attivo.
Che tipo di supporto avresti voluto trovare tornando in Italia?
La community di Pietro è stata una piacevole sorpresa, davvero insperata e preziosissima in questa fase. Ricordo che in Svizzera c’era un’iniziativa che avevo apprezzato molto: il Kreisbüro, il municipio di quartiere, organizzava degli incontri per i nuovi arrivati per spiegare come funzionassero le cose e cosa ci fosse da fare nella zona. Certo, purtroppo non c’era granché da fare e le sessioni erano in tedesco, ma il pensiero e l’intento erano quelli giusti. Qualcosa di simile, un vero e proprio ‘orientamento al rientro’, per chi torna in Italia – sia dall’estero che da un’altra città – potrebbe fare davvero la differenza. Questo perché spesso, quando ho provato a fare domande o chiedere chiarimenti in vari contesti, mi sono sentito trattare un po’ come uno stupido, con risposte sbrigative del tipo ‘ma dai, queste cose si sanno’.
Grazie Alessio per esserti raccontato a Pietro!