Storie di italiani che tornano a casa – Anna Mezzanotte

“Pensavo che tornare significasse fermarmi. Invece è stato l’opposto.”

Abituata fin dai tempi dell’università a vivere e studiare all’estero, Anna Mezzanotte ha fatto della mobilità il filo conduttore del suo percorso vivendo in Ecuador, Francia, Germania, Spagna e Svezia.

Oggi è a Brescia, ma la sua carriera continua a guardare lontano. E ci ha raccontato cosa significa davvero rientrare dopo anni di mobilità continua.

🎙️Episodio #47 di ‘Storie di italiani che tornano a casa

Il percorso di studi di Anna è da subito molto chiaro: economia, con uno sguardo sul resto del mondo e una valigia sempre pronta a partire.

Infatti studia Economics & Management alla Free University of Bozen-Bolzano – con una parentesi di un semestre tra le meraviglie dell’Ecuador alla Universidad Politécnica Salesiana – e prosegue con la laurea magistrale European Master in Business Studies. Questo programma, condotto congiuntamente da diverse Università in Europa, la porta a cambiare città (e Paese) ogni sei mesi: Trento, poi Francia, Germania e infine Spagna. Una vera e propria scuola di adattamento, apertura mentale e confronto culturale.

Rientrata in Italia, inizia a lavorare in Essilor Luxottica, leader nel settore dell’eyewear – prima nel financial reporting e poi occupandosi di progetti strategici di portata globale come Global Process Owner.

Nel gennaio 2021, in piena pandemia, atterra in una Stoccolma buia. Doveva essere una visita di qualche settimana per accompagnare il marito in un viaggio di lavoro ma quei giorni si allungano, la luce torna e l’idea di restare prende forma. Così, con coraggio, decide di lasciare il suo lavoro e inizia la sua avventura in Electrolux, multinazionale svedese e punto di riferimento globale nel settore home appliances, dove si specializza in product management.

Oggi Anna è tornata in Italia, a Brescia, ma senza fermarsi: lavora come consulente per Haier, marchio che guida la classifica globale dei Major Appliances Brand, in Dedagroup.

Abbiamo chiesto a Anna com’è stato il suo rientro.

❤️ Dicci una cosa che ti ha sorpreso in positivo del tuo rientro.
La spontaneità, che è tipica di noi italiani. La gente (e non solo di una certa età) saluta per strada e a volte ci si ferma anche a chiacchierare con perfetti sconosciuti. All’estero per prendere un caffè con qualche amico bisogna organizzarsi settimane in anticipo e fissare la data in agenda. A noi italiani piace improvvisare e non prendiamo un appuntamento per fare un aperitivo insieme!In fondo, la socialità per noi è una cosa serissima: una chiacchierata con la persona giusta al momento giusto può fare la differenza — risolvere un problema o aprire una porta. Socializzare non è solo piacere: è parte della quotidianità ma a volte è anche un vero e proprio strumento di sopravvivenza.

🌍 C’è qualcosa che ti manca dall’estero?
Eccome! Per le famiglie con bimbi, la Svezia è un sogno a occhi aperti: fasciatoi nei bagni (e non solo in quelli delle donne…), seggioloni in ogni ristorante, parcheggi per passeggini, aree gioco ovunque — soprattutto nei musei. È un’attenzione alla quotidianità delle famiglie che mi ha colpita molto.Detto questo, tornare in Italia mi ha anche piacevolmente sorpresa: nella città dove vivo ora ho scoperto tantissime iniziative pensate proprio per i genitori e i più piccoli. Ad esempio, “Al cinema con il bebè”, una rassegna mensile che permette ai neogenitori di godersi un film in un ambiente baby-friendly, oppure tutti gli eventi legati al progetto “Nati per leggere”.

💡 Una cosa che hai imparato o un suggerimento che daresti a chi sta pensando di tornare.
Quando si vive all’estero è naturale cercare altri italiani: è un modo per sentirsi a casa. Ma per vivere davvero l’esperienza fino in fondo bisogna aprirsi alla gente del posto, stare con loro, pensare come un local — e no, non basta mangiare la cucina tipica!Quando si torna in Italia, succede l’opposto: ci si sente un po’ spaesati e si tende a cercare altri ex-expat, persone che hanno vissuto lo stesso “doppio sguardo” sul mondo, per condividere quel senso sottile di disallineamento. Ci si capisce al volo, ci si consola, si ride degli stessi paradossi. Ma anche al rientro vale lo stesso consiglio: per trovare un nuovo equilibrio, bisogna aprirsi. Portare ciò che si è imparato fuori, senza sentirsi “superiori” o nostalgici, può generare piccoli grandi cambiamenti.

Grazie Anna per esserti raccontata a Pietro!

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